DEPRESSIONE E TRISTEZZA. Conoscerle e comprenderle

Nella nostra società sembra vigere l’imperativo di essere felici: la tristezza va schivata, repressa, accuratamente nascosta, come un ospite sgradito, un inciampo. È un’emozione che viene spesso associata alla debolezza, alla vulnerabilità. Non sembra possibile mostrarsi tristi, ci si sente subito pericolosamente esposti: qualcuno potrebbe approfittarsene oppure perdere stima nelle nostre capacità di affrontare le cose. La tristezza viene così ostracizzata e patologizzata. Probabilmente a qualcuno, quando era triste o giù di tono, sarà capitato di essersi sentito dire: “Dai, non fare il depresso!”. Si tratta di un’esortazione spesso pronunciata a fin di bene, per spingere l’altro a reagire, ma contiene almeno due pericolose imprecisioni:

  • in primo luogo, confonde la tristezza con la depressione;

  • in seconda istanza, trasmette l’idea che, in qualche misura, sia il soggetto a scegliere di “fare il depresso”.

Per contro, la depressione è un disagio psicologico: si soffre di depressione, non si sceglie di fare i depressi.




Cos’è la tristezza e come ci aiuta


La tristezza è un’emozione innata e universale. Come tutte le emozioni è inevitabile e, cosa ben più importante, si rivela fondamentale per la nostra vita, ha un inestimabile valore adattivo.

Ogni emozione possiede una funzione che affonda le radici nella biologia e nella nostra storia filogenetica. La tristezza è l’emozione legata alla perdita. Quando perdiamo qualcosa siamo tristi. Quanto più la cosa che si è persa aveva per noi importanza e concorreva nel determinare la nostra identità, tanto maggiore sarà l’intensità e la durata della nostra tristezza. Possiamo perdere una persona cara (lutti, separazioni…), un ruolo o uno status (invecchiamento, malattie improvvise, perdita del lavoro, allontanamento dei figli, esclusione da parte del gruppo…), scopi o valori (delusioni professionali, fallimento di progetti di vita…), un oggetto o un bene per noi importante (abitazione, opere personali, oggetti che ci ricordano qualcuno o qualcosa di significativo…).

Tutti sperimentiamo la tristezza. Quando si è tristi si avverte spesso la necessità di ritirarsi in se stessi e di sospendere le attività quotidiane. Questo accade perché si investono le energie nella riflessione su quanto accaduto, nel tentativo di comprendere e attribuire un significato all’evento, “digerendolo” e traendone insegnamenti per il futuro. La tristezza diviene così ciò che ci permette di tessere i fili della nostra storia di vita. Inoltre, la tristezza permette di costruire relazioni di supporto e sostegno sociale. Quando ci sentiamo abbattuti abbiamo bisogno della vicinanza di persone care, la tristezza segnala il nostro disagio, facendo sì che la rete sociale si attivi per fornirci conforto.

Spesso la tristezza non si presenta da sola. Può capitare di aver paura di essere tristi perché si teme che la tristezza possa diventare depressione o non sappiamo come ce la caveremo; si può provare disprezzo e vergogna perché ci si sente deboli; altre volte la tristezza si accompagna alla rabbia, che spinge a trovare un colpevole per quello che è accaduto. Questo mix emotivo talvolta rende più difficile affrontare la tristezza in modo efficace.


Tristezza non è uguale a depressione. Come distinguerle

La tristezza è un’emozione normale, inseparabile dall’esperienza umana. La depressione è un disagio psicologico, un disturbo. Può accadere che la tristezza venga confusa con la depressione o viceversa che, in alcuni casi, non venga riconosciuto un episodio depressivo.

È fondamentale tenere a mente le principali differenze tra tristezza e depressione


TRISTEZZA

  1. Emozione

  2. Transitoria, variabile

  3. Le ripercussioni a livello fisico sono moderate e temporanee

  4. Attività che precedentemente provocavano piacere riescono ad alleviarla

  5. Visione di sé, del mondo e del futuro solo parzialmente e temporaneamente modificate in termini negativi

  6. Modificazioni non significative dello stile di pensiero

DEPRESSIONE

  1. Disturbo

  2. Condizione continuativa, durevole: ci si sente tristi e/o si perde interesse per le attività e per ciò che accade per un periodo di almeno 2 settimane

  3. Disturbi significativi nel sonno (si dorme di più o si fatica a dormire) e nell'appetito (“chiusura dello stomaco” o aumento dell’appetito)

  4. Nessuna attività piacevole riduce il senso di angoscia e di vuoto, spesso ci si sente così svuotati e privi di energie da non riuscire ad iniziare alcuna attività, anche la più banale

  5. Triade depressiva: visione negativa di sé, del mondo e del futuro che si accompagna all'assenza di speranza

  6. Bias (errori) di pensiero che portano a concentrarsi solo su aspetti negativi e ad attribuire la perdita ad aspetti stabili e immodificabili di sé (locus of control interno e stabile)


Come gestire la propria tristezza: alcuni consigli pratici

Non è possibile, né auspicabile, eliminare le emozioni dalla nostra vita, ma può essere d’aiuto esercitarsi a regolarle in modo funzionale al mantenimento del nostro equilibrio e di una buona qualità di vita.


Come si può fronteggiare l’emozione di tristezza?

  • Fare spazio alla tristezza, accogliendola. Notare se si presenta con altre emozioni, tenendo a mente che ognuna di esse è essenziale per la sopravvivenza. Concentrare l’attenzione sugli scopi della tristezza invece di giudicarla o di giudicarsi per il fatto di provarla.

  • Permettersi di esprimere la tristezza, senza cercare di reprimerla. È fondamentale scegliere persone in grado di farci sentire accolti e compresi, con le quali ci si sente al sicuro.

  • Mantenere le buone abitudini quotidiane di cura di sé, cercando di rispettare degli orari regolari, anche qualora il sonno dovesse risultare disturbato.

  • Un iniziale ritiro in se stessi è inevitabile e funzionale, ma va mantenuta la consapevolezza della necessità di continuare ad agire, anche se in maniera più rallentata, concedendosi degli spazi per sé. Può essere utile individuare delle attività che solitamente procuravano soddisfazione e programmarne una, anche piccola, ogni giorno. Inizialmente questo può risultare davvero difficile, poiché ci si sente privi di energie: è perfettamente normale. Un buon sistema può essere mettere in programma attività da svolgere insieme ad altri: il sostegno sociale è un ottimo modo per affrontare i sentimenti di tristezza e l’impegno preso con altre persone è un valido stimolo quando si è tentati di rinunciare.

  • Se la tristezza dovesse limitarvi per periodi prolungati nello svolgimento delle più normali attività quotidiane, accompagnandosi ad un senso di maggiore faticabilità, oppure se tale emozione vi sembrasse insormontabile, facendovi nutrire importanti e costanti dubbi circa la possibilità di affrontare in maniera efficace le problematiche che vi affliggono, valutate la possibilità di chiedere il parere di un esperto.

Nessuno è responsabile del proprio dolore e chiedere aiuto non è un segno di debolezza, è un fondamentale atto di cura e responsabilità verso di sé e anche verso chi ci sta a cuore e ci è vicino.

©2018 - 2019 Psicologa Milano - Dott.ssa Verdiana Valagussa

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