IL LATO BIOCHIMICO DELL’AMORE


È appena trascorso San Valentino, la giornata degli innamorati, la festa dell’amore. Una giornata sperata, attesa, fantasticata da alcuni, demistificata e criticata da altri. Quello che è certo è che possiamo, eventualmente, mettere in dubbio la valenza della festa, ma è assai difficile mettere in discussione la profondità, la ricchezza del sentimento d’amore.


L’amore ha molteplici volti, molte manifestazioni e mille sfumature. Persino un singolo rapporto di coppia attraversa differenti fasi, si evolve, muta, si trasforma. È un flusso continuo, un divenire. Non è un sentiero tracciato, non ci sono indicazioni. Si è in due a trovare incastri e compromessi, a incontrarsi senza confondersi. Nella varietà e unicità dei rapporti possiamo però rintracciare degli step comuni, dei passaggi, che corrispondono a specifici cambiamenti a livello neurotrasmettitoriale e ormonale.

È però importante non confondersi: l’amore non è solo chimica, ma possiede anche una traduzione neuro-biofisiologica tanto è importante!


Ogni relazione d’amore inizia con una fase di innamoramento. Che sia un colpo di fulmine o un amore che matura nel tempo, una scoperta graduale dell’altro, ad un certo punto ci si rende conto di provare le cosiddette “farfalle nello stomaco”, sembra di essere sulle montagne russe, lo stomaco si comprime al solo visualizzare un messaggio della persona desiderata sullo schermo. In questa fase ci si sente come se si avesse la “testa fra le nuvole”, l’appetito diminuisce e le energie aumentano. Nell’innamoramento risulta fondamentale l’azione di alcuni neurotrasmettitori (messaggeri del nostro cervello), in particolare dopamina e noradrenalina, e quella dell’ormone feniletilamina (PEA). Queste sostanze, prodotte dal nostro corpo, avrebbero un effetto simile a quello delle anfetamine, ma del tutto naturale. È proprio questo che spiegherebbe l’euforia e l’iperattivazione fisiologica che accompagnano le prime fasi del rapporto. L’innamoramento è la fase dell’attrazione travolgente, della passione, dell’eccitamento (particolarmente legato all’effetto della dopamina). I nostri pensieri convergono sul partner, sembra impossibile togliercelo dalla testa, quasi fosse una fissazione. La chimica del cervello innamorato pare del resto molto simile a quella riscontrabile nel disturbo ossessivo-compulsivo…insomma, la persona amata diviene una vera e propria ossessione!


Tuttavia, con il trascorrere del tempo (in media tra i 18 mesi e i 3 anni) l’effetto della PEA diminuisce, poiché si sviluppa una progressiva tolleranza a tale ormone. Inizierebbe così una nuova fase per la coppia. Gradualmente, le sensazioni divengono meno impetuose, ma si fanno strada sicurezza e calma. In questa fase si fanno sentire l’effetto dell’ossitocina (“ormone dell’attaccamento”) e quello delle endorfine (anche definite oppiacei endogeni proprio per il loro effetto rilassante). Si ricercano il contatto affettuoso, le coccole, la vicinanza accogliente. Il rapporto diviene così più solido, aumenta il valore attribuito al supporto affettivo, dalla passione si passa all’intimità profonda. L’altro diviene per noi casa, rifugio e noi rappresentiamo lo stesso per lui. È in questa fase che dall'innamoramento si passa all’amore vero e proprio, ad un legame intimo, più duraturo.


Nel corso di una storia d’amore, la passione e l’attrazione subiscono delle variazioni biologicamente spiegabili, che non corrispondono all’infrangersi di un sogno, alla fine di un amore, allo scoprirsi degli illusi. Ogni rapporto va incontro ad una fisiologica diminuzione dell’euforia e dell’esaltazione iniziale, senza che ciò debba necessariamente significare che la persona non sia quella giusta, anzi solitamente è proprio in tale passaggio che abbiamo la possibilità di costruire un attaccamento affettivo profondo, tenero, avvolgente.


Dunque, nel post San Valentino, dopo l’ebrezza amorosa e i potenti cocktail di FEA e dopamina, voglio augurare ad ognuno di noi che le passioni travolgenti e gli amori impetuosi possano trasformarsi in porti sicuri, cui attraccare, dove tenerezza e serenità non significhino noia e appiattimento emotivo, ma corrispondano ad una nuova dimensione di accettazione, intimità e affetto per l’altro e per sé.


©2018 - 2019 Psicologa Milano - Dott.ssa Verdiana Valagussa

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Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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