MALEFICA: NASCITA DI UNA CATTIVA...O FORSE NO! Trauma, dolore e vendetta

Malefica, la signora del male?



Se da piccola mi avessero chiesto il mio personaggio preferito non avrei avuto alcun dubbio: Malefica. Sono sempre stata affascinata da questa cattiva Disney. Forse perché la sua atroce vendetta per non essere stata invitata al battesimo reale sublimava il mio bisogno di rivalsa per le festicciole di compleanno da cui ero stata esclusa, o forse perché mi sembrava tanto tosta nella scena in cui redarguiva con termini per nulla lusinghieri gli scagnozzi poco furbi al suo servizio. Di certo l’ho sempre adorata. Era la cattiva per eccellenza, impossibile da muovere a compassione, una dura… crudele sì, ma assolutamente risoluta! Quando nel 2014 è uscito nelle sale il film “Maleficent”, con Angelina Jolie nei panni della protagonista, ho avuto l’occasione per rivivere, con occhi da adulta, la vicenda che tanto mi piaceva da bimba. Ma la Malefica che il film mi ha restituito era sovrapponibile all’immagine che mi ero creata da piccolina? Mentre aspetto il secondo film, ripensando alla Malefica che il primo ha dipinto, mi chiedo: Malefica era davvero la cattiva che pensavo o era in realtà una persona ferita?


La fiducia negli altri e l’attaccamento sicuro


Fin dalla prima scena, la voce narrante introduce il tema caldo sui cui si fonda l’intera vicenda: la fiducia. Scopriamo che il regno in cui vive Malefica, fata orfana di entrambi i genitori, è un mondo in cui le creature “non hanno bisogno né di un re né di una regina, perché si fidano le une delle altre”…e infatti Malefica ci appare giovane (una preadolescente), solare, gentile verso tutti. Malefica è vissuta in un contesto in cui le persone si prendono cura le une delle altre, vivono in armonia e stabiliscono rapporti affettuosi e intimi. Per questo, quando conosce Stefano (il futuro re), che è ancora un povero contadino, gli accorda la sua fiducia. Man mano, il loro legame si fa sempre più stretto e complice. Grazie alle relazioni positive sperimentate durante la sua storia, Malefica si fida di chi le è vicino, non teme in maniera preventiva il raggiro e l’inganno, ha un’immagine positiva degli altri. Proprio per questi motivi non ha paura della vicinanza emotiva. Potremmo dire che Malefica ha uno stile di attaccamento sicuro (articolo attaccamento).


Il trauma di Malefica


Eppure ad un certo punto tutto cambia.

Qual è l’evento che rende Malefica realmente malefica? Stefano tradisce la sua fiducia e lo fa nel peggiore dei modi: per ottenere l’ammirazione del re morente e il potere non solo sacrifica il loro legame, ma sfrutta il loro amore per raggirarla, rubandole le ali proprio nel momento in cui lei si affida a lui.

L’American Psycological Association (2013) definisce il trauma psicologico come l’esposizione ad un evento che minaccia la vita o l’integrità fisica propria o altrui. Le emozioni che solitamente si accompagnano a tali esperienze sono l’orrore, il terrore e l’impotenza. Malefica subisce a tutti gli effetti un trauma:

  • Perde le ali, l’attacco al corpo è dunque evidente

  • Si sente ferita, umiliata e sopraffatta

Lindemann (1944) si concentra più sull’aspetto relazionale, identificando il trauma con un imprevedibile e incontrollabile sconvolgimento dei legami di affiliazione, dei rapporti intimi basati sulla fiducia e la cura (i legami di attaccamento). Questo è ciò che accade a Malefica e che rende ancor più doloroso l’evento: è stata ingannata e depredata delle sue ali proprio da quella persona che le prometteva amore, sicurezza e protezione. La sottrazione delle ali è dunque per Malefica un vero e proprio trauma psicologico, una frattura insanabile all’interno della sua storia di vita: il suo modo di interpretare ciò che la circonda e di vivere muta totalmente.

Malefica presenta alcune delle reazioni tipiche al trauma:

  1. Modificazione delle credenze di base e sviluppo di convinzioni negative. Innanzitutto, il tradimento da parte della persona che amava frantuma la sua fiducia nelle relazioni. La rappresentazione degli altri come persone affidabili viene fortemente compromessa: Malefica si convince del fatto che le persone abbiano a cuore solo i loro interessi e che siano pronte a ferire per raggiungere i propri scopi. Young (2007) direbbe che Malefica sviluppa uno schema di “sfiducia/abuso”.

  2. Sentimenti di distacco. Malefica si ritira dalle relazioni. La barriera di spine è la perfetta metafora della corazza impenetrabile che costruisce per non far avvicinare nessuno al suo mondo interno, non c’è più spazio per l’amore e l’affetto.

  3. Impossibilità di provare emozioni positive. Il trauma toglie i colori al suo regno, simbolo del suo mondo interiore. Tutto diviene cupo e spento, come suggeriscono i colori del film.

  4. Aumento della reattività. Il dolore di Malefica si traduce in collera, furore. Il paesaggio diviene arido. La rabbia di Malefica è un flusso di energia verde, l’onda potente dei suoi incantesimi. Quando qualcosa le ricorda il tradimento, la sua furia si scatena e lampi verdi invadono il cielo.



Dall’impotenza alla rabbia, da vittima a carnefice


È proprio questa rabbia che permette a Malefica di trasformarsi da vittima impotente a cattiva. È ormai appurato come il dolore possa essere tramutato in rabbia distruttiva e come la violenza possa essere frutto di un trauma (de Zulueta, 2009). Solo considerando l’importanza dei rapporti interpersonali è possibile comprendere la ferocia che si origina quando i legami vengono spezzati e la fiducia viene tradita. Malefica ingannata e minacciata nel proprio senso di sé (le ali fanno parte della sua identità tanto che nel film viene chiamata “la creatura alata”), si difende attaccando. La rabbia attiva il sistema nervoso simpatico, produce una scarica di adrenalina, restituisce la sensazione di poter fare qualcosa. In breve, la rabbia permette di uscire dall’umiliazione, dalla vergogna e dall’impotenza. Di fronte al fallimento dei legami di attaccamento, Malefica sopprime l’azione del sistema biologico che spinge a instaurare relazioni basate sull’affetto e la cura, mentre attiva il sistema di rango per ottenere la sua vendetta. I sistemi motivazionali sono moduli mentali, che motivano e regolano i comportamenti umani al fine di raggiungere scopi necessari alla sopravvivenza (Liotti & Farina, 2011). Il sistema di rango permette di stabilire chi si trova in una posizione dominante chi invece in una di sottomissione. Malefica vuole ristabilire la sua superiorità su Stefano (ormai diventato re) vuole la sua rivalsa. È in questo momento che Malefica fa il suo ingresso al battesimo della principessa Aurora, figlia di Stefano, e riversa la sua rabbia su di lei per vendicarsi del padre. Il furore che deriva dal dolore del trauma è infatti generalizzato, si estende ad altri bersagli.


Relazioni riparative: ritrovare la capacità di amare


Eppure Malefica a questo punto della vicenda fa qualcosa che non ci si aspetta. Ben lungi dal farsi imbrogliare dalle tre fate, non troppo sveglie, comincia a monitorare gli spostamenti di Aurora, la vede crescere e la sorveglia a distanza. La piccola Aurora risveglia in lei la naturale propensione a prendersi cura e fornire protezione, regolata dal sistema di accudimento. È così che, proprio colei che ha lanciato la maledizione contro Aurora, diventa la base sicura della principessa, ovvero la figura a cui Aurora si rivolge con la certezza che sarà presente per fornire supporto (articolo attaccamento). Pian piano, Malefica si riapre alle emozioni positive e alla relazione, emblematica la scena in cui porta Aurora all’interno del suo regno, oltre la barriera di spine, quasi a dire “Tu puoi entrare, tu hai il mio cuore”.

Mentre Malefica si apre nuovamente all’amore, vediamo re Stefano totalmente distaccato dagli affetti, desideroso solo di riaffermare il suo potere su Malefica, anaffettivo anche con la figlia. Ancora una volta si dimostra incapace di cura e di affetto.

Ma il vero colpo di scena arriva nel finale. Aurora cade addormentata, vittima dell’incantesimo. Malefica è distrutta per il male che le ha fatto accecata dall’odio e dalla vendetta. Sa che il bacio del vero amore che potrebbe rompere l’incantesimo non arriverà mai: la sua esperienza le ha insegnato a non credere nell’amore sincero e senza secondi fini. Affranta la bacia per dirle addio. È qui che scopriamo che il vero amore è quello disinteressato di una madre, della figura di riferimento, di chi si prende cura. Il vero amore è quello di chi vuole il nostro bene, il meglio per noi. Il vero amore è quello di chi ci protegge, facendo del suo meglio, sbagliando a volte, ma cercando sempre di riparare alle rotture relazionali.


“Alla fine il mio regno è stato unito non da un eroe o da un cattivo…ma da una creatura che è insieme eroina e cattiva e il suo nome era Malefica”, con questa frase di Aurora, che svela la complessità della natura umana, termina il film.

Così, in attesa del secondo capitolo, rimango in ascolto dell’effetto che fa scoprire la fragilità del male, scoperchiare il dolore sotto la rabbia…e i cattivi non mi sembrano così cattivi come da piccola.


BIBLIOGRAFIA:


APA, American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Fifth Edition). Washington, D.C.: American Psychiatric Association (DSM5)


De Zulueta, F. (2009). “Dal dolore alla violenza. Le origini traumatiche dell’aggressività”. Milano: Raffaello Cortina Editore


Lindemann, E. (1944). “Sympomatology and management of grief”. American Journal of Psychiatry, 101, 141-149


Liotti, G., Farina, B. (2011). Sviluppi Traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. Milano: Raffaello Cortina Editore


Young, E.J., Klosko, J.S. & Weishaar, M.E. (2007). Schema Therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità. Firenze: Eclipsi


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